Marchi e nomi a dominio: la normativa e il caso armani.it

La lunghissima storia sul contenzioso del dominio armani.it. Con questo interessante articolo proviamo a comprendere meglio le tendenze e le carenze della giurisprudenza nell’ambito dei nomi a dominio e della loro associazione ai marchi di impresa.

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Una battaglia durata anni quella sul dominio armani.it. Il contenzioso tra Luca Armani, pensionato di Treviglio ex-titolare di un timbrificio, e la nota casa di moda fondata da Giorgio Armani, risalente al 1997 si concluse con la legittimità della Giorgio Armani S.p.a. ad utilizzare il sopracitato dominio.

Per comprendere ulteriormente la vicenda va operata, sulla base della Legge Marchi (R.D. 929/42 e successive modifiche), una distinzione tra marchi non rinomati e marchi, al contrario, rinomati.

Marchio non rinomato: la normativa

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Ai marchi non rinomati è applicabile il c.d. principio di specialità o relatività della tutela: è riconosciuta loro tutela soltanto nei limiti dei beni da esso contraddistinti o comunque di beni affini, ovvero nelle situazioni in cui si produca un rischio di confusione per il pubblico quanto all’origine imprenditoriale dei beni.


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In ipotesi di conflitto tra marchio non rinomato e domain name, ai fini del riconoscimento della tutela rileva la presenza di:

  • identità fra i segni e fra i prodotti o i servizi;
  • identità o somiglianza fra i segni;
  • identità o affinità tra i prodotti o i servizi, tale da determinare un rischio di confusione per il pubblico.

Qualora non sia ravvisabile un rischio di confusione per il pubblico, non sarà possibile al titolare del marchio far valere i propri diritti legati all’anteriorità del proprio segno rispetto al domain name, successivamente registrato da altri.

Marchio rinomato: le cose cambiano

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Il marchio celebre o rinomato, sulla scorta della legge marchi e a seguito del recepimento della Direttiva CE n. 89/104,  gode di una tutela ulteriore, cosiddetta “ultramerceologica”, la quale pone in capo al titolare del marchio rinomato la facoltà di vietare l’uso di un segno identico o simile, anche per prodotti o servizi non affini, qualora ciò consenta al terzo di trarre un indebito vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio.

Il titolare del marchio rinomato risulta, in tal modo, avvantaggiato, non essendo richiesta la sussistenza del rischio di confusione dovuta all’affinità dei prodotti o servizi. Ciò che rileva è la rinomanza del marchio, non essendo altrimenti possibile beneficiare di un allargamento della tutela oltre i confini del principio di specialità.


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Rileva, ulteriormente, se il marchio per il quale si intende agire sia un marchio debole o forte: tale aspetto si riflette sull’ampiezza della tutela. Un marchio forte avrà, pertanto, una tutela maggiore rispetto ad un marchio debole.

Il marchio rinomato può essere soggetto anche al fenomeno del domain grabbing (letteralmente “arraffamento”, “appropriazione” di dominio) da parte dei cosiddetti cyberspeculatori, che ricorre nel caso in cui venga registrato un nome di dominio corrispondente ad un nome o ad un marchio altrui, solitamente celebre, per scopi meramente speculativi.

I legami con la querelle di Armani

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Detto ciò, può non piacere e si può non essere d’accordo con la sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo relativa al dominio www.armani.it ma non ce la si può prendere né con il giudice di merito, né con lo stilista Armani, né con i suoi legali: il “colpevole”, se proprio si vuol trovare un capro espiatorio, è la legge marchi che, chiaramente e senza possibilità di fraintendimenti, disciplina la materia, nella quale rientrano i domain name quando presentano i presupposti di cui sopra.

Tutte le strumentalizzazioni, a vari livelli, della vicenda, accompagnate da un diffuso “populismo giuridico”, lasciano il tempo che trovano: dura lex sed lex.

Affermazioni quali “con questa sentenza si colpisce quello che si considerava un pilastro di Internet, ovvero il diritto al proprio cognome”, oppure “si toglie ai poveri per dare ai ricchi, le multinazionali, a cui tutto è dovuto e che tutto pretendono, in ogni campo”, sono avulse da qualsiasi contesto giuridico e paventano una poco approfondita conoscenza della vicenda, delle dinamiche della Rete, del diritto e della giurisprudenza prevalente.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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