Quali sono i reati informatici? Elenco nel Codice Penale

Quali sono i principali reati telematici trattati nel nostro Codice Penale? Facciamo insieme un breve excursus della normativa italiana a riguardo, focalizzandoci sulle forme più diffuse di crimine informatico e sulle novità relative a pene e sanzioni.

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È un momento particolarmente delicato per le questioni di sicurezza. Secondo le ultime analisi di mercato la maggior parte delle aziende sta rivedendo i propri sistemi di protezione contro i crimini informatici. Ma cosa si intende davvero con questa espressione?

Il termine indica in genere qualsiasi reato o violazione del codice civile o penale in cui il ricorso alla tecnologia informatica sia stato un fattore determinante per il compimento dell’atto. In realtà occorrerebbe attuare una distinzione tra reati telematici veri e propri ed i crimini cosiddetti tradizionali o convenzionali, in cui l’uso delle tecnologie è solo un supporto in più per il raggiungimento dello scopo.

Cerchiamo di comprendere insieme queste differenze analizzando le forme di crimine informatico più diffuse.

1. Accesso abusivo ad un sistema informatico

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Si definisce con tale espressione un’azione di “intrusione” da parte di un individuo in un sistema informatico, violandone quindi le misure di sicurezza e l’autorizzazione concessagli per l’accesso.

La legge italiana punisce tale reato con una pena detentiva che può variare da uno a cinque anni. La norma è piuttosto severa,  anche perché non prevede gradi di punibilità differenti a seconda che vi sia stato o meno danneggiamento del sistema violato (come avviene in altri paesi).

Tuttavia, essendo necessaria, per commettere reato, la violazione di idonee misure di sicurezza, quali sono gli strumenti da utilizzare per valutarne davvero l’idoneità? Il Parlamento non ha specificato tale aspetto, il ché conduce spesso nella pratica giurisprudenziale a difficoltà nello stabilire una giusta sanzione.

2. Danneggiamento fisico o alterazione di un sistema informatico

La legge 574/93 ha introdotto nell’art.392 CP, che punisce ogni forma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, il riferimento ai programmi informatici “allorché un programma informatico viene alterato, modificato o cancellato in tutto o in parte, ovvero viene impedito o turbato il funzionamento di un sistema informatico o telematico”.

3. Attentato a sistemi informatici di pubblica autorità

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Anche in questo caso l’art.420 del CP è stato modificato dalla legge sopracitata per includere anche “chi commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere sistemi informatici o telematici di pubblica utilità, ovvero dati, informazioni o programmi in essi contenuti o a essi pertinenti”.

Le pene previste variano da uno a quattro anni o da tre a otto anni di reclusione, a seconda che avvenga un danneggiamento totale o parziale del sistema o dei dati in esso contenuti.

4. Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico

L’art.615-quinquies CP punisce “chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuti o a esso pertinenti, ovvero l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento” (si riferisce anche all’introduzione di virus in un sistema informatico).

Reati informatici: le novità del Codice Penale

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Negli ultimi anni, inoltre, nel Codice Penale sono state introdotte alcune novità importanti riguardo la normativa sui reati informatici:

  • Viene ampliata la nozione di violazione di corrispondenza (art.616 del CP). Nel quarto comma viene introdotto che, per corrispondenza si intende “quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza”.
  • Allo stesso modo sono previsti nuovi interventi verso chi intercetti o interrompa, anche momentaneamente, comunicazioni informatiche o telematiche. Con una pena di reclusione che varia dai sei mesi ai quattro anni.
  • Viene infine introdotto il reato di frode informatica (art.640 ter. CP). “Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità sui dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni“.

Come si può notare da questo breve excursus, i reati informatici non trovano in realtà una loro collocazione autonoma nel panorama della nostra legislazione.

È invece opinione di molti che, proprio per la particolarità di tali reati e per le difficoltà di valutarli in merito alle reali intenzioni lesive, occorrerebbero norme create appositamente e non semplici adattamenti dell’attuale codice, orientamento peraltro promosso anche dalla Comunità Europea.

Luca Paolucci
  • Laurea in Economia e Management
  • Laureando in Management Internazionale
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
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