Tares: niente proroga, rischio emergenza rifiuti

Nessuna ulteriore proroga e niente ripescaggio della Tarsu e della Tia. La Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, partirà a luglio. Sul piede di guerra le associazioni di categoria che temono per le aziende del settore e per il rischio di un’emergenza rifiuti.

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Partirà a luglio la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che sostituirà tutti gli attuali e vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria, compresa l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza.

Rifiutate le ulteriori proroghe richieste a gran voce dalle associazioni di categoria, che adesso temono per una crisi di liquidità del settore che potrebbe bloccare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in tutta Italia.

Tares: nessuna ulteriore proroga

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Nessuna ulteriore proroga dunque, e niente ripescaggio della Tarsu e della Tia.

Il pagamento della prima rata della Tares, la nuova imposta comunale sui rifiuti, che il Parlamento aveva deciso di rinviare prima ad aprile e poi a luglio, dettato dall’imminenza delle elezioni e di una campagna elettorale senza esclusione di colpi, doveva nuovamente slittare in virtù della situazione politica caotica determinata dalle elezioni.

Il provvedimento, che sembrava scontato e quanto mai necessario, si è risolto invece in un nulla di fatto. Questo perché il decreto preparato dal Ministero dell’Ambiente per risolvere temporaneamente il problema del tributo-rifiuti non ha ottenuto il via libera del Consiglio dei Ministri, aprendo una pericolosissima situazione di emergenza.

Aziende e liquidità: rischio emergenza rifiuti

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Le aziende, infatti, si trovano nella condizione di non poter incassare entrate per il servizio prima di settembre-ottobre, e rischiano di affondare in una crisi di liquidità che può bloccare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in tutta Italia.

Questo a causa della proroga elettorale disposta dal parlamento con il Decreto Legge 1/2013, che ha rimandato a luglio la possibilità di inviare le bollette, contribuendo a generare il buco di liquidità nei conti delle aziende che si occupano del raccoglimento e smaltimento rifiuti e costringendole a lavorare gratuitamente la maggior parte dell’anno, pur dovendo coprire l’importo degli stipendi dei propri impiegati e i costi per carburanti e attrezzature.


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Tale proroga era stata sostenuta fortemente, oltre che dalle associazioni delle imprese Federambiente e Fise-Assoambiente, anche dai sindaci, dalla Cgil Funzione Pubblica, dalla Cisl e Uil Trasporti e dalla Fiadel, il sindacato autonomo dei dipendenti degli enti locali.

Al Consiglio dei Ministri si chiedeva, nella lettera congiunta dei soggetti sopracitati, uno stop alla nuova imposta a favore del mantenimento degli attuali regimi di riscossione del servizio di gestione dei rifiuti, in maniera tale da assicurare, al contempo, le entrate riferite ai servizi pubblici indivisibili (pulizia del verde, illuminazione pubblica, eccetera).

Nel comunicato diffuso al termine del CdM, tuttavia, il tema Tares non è stato citato. Il governo dei tecnici, questa volta, non ha voluto prendersi la responsabilità di varare un provvedimento che ha forti implicazioni anche sui conti pubblici, scatenando così l’ira delle diverse parti sociali, preoccupate per l’avvento di una vera e propria emergenza di liquidità e di raccolta dei rifiuti.

Le reazioni delle associazioni di categoria

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La notizia, com’era prevedibile, ha irritato soprattutto l’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che, per bocca del suo presidente Graziano Delrio, ha indicato la Tares come un problema di grande rilevanza che deve essere risolto al più presto per rispondere alla domanda dei sindaci, sempre più alle prese con numerose incognite di bilancio.

Deluse anche Federambiente e Fise che, nei giorni scorsi, avevano allertato il Ministero dell’Interno e i prefetti su un possibile rischio di ordine pubblico legato al blocco dei servizi nel caso non si fosse intervenuti per rinviare la Tares al 2014, garantendo un anno in più alle vecchie tasse e tariffe.

Il rischio è quello di una stangata estiva da oltre 30 miliardi, dovuto al fatto che, come ha sostenuto il leader della Cgil Susanna Camusso:

“A giugno si profila un concentrato di scadenze che può diventare una miscela esplosiva: Imu, Tares e lo scatto di un altro punto di Iva.”

Un primo assaggio c’è già stato nell’ultima busta-paga, con il saldo-acconto Irpef comunale e regionale che ha fatto registrare un rincaro del 13,3% (68 euro) rispetto al 2012.

Il 18 giugno sarà poi la volta della prima rata dell’Imu, per la quale si pagherà un acconto per un totale di 11,6 miliardi, per dare spazio due settimane dopo all’aumento dell’Iva dal primo luglio, che passerà, in assenza di interventi, dal 21 al 22%, per un impatto totale sulla seconda metà dell’anno di circa 2 miliardi.

Come se ciò non bastasse, a dare il colpo di grazia a famiglie e imprese, saranno il saldo Irpef, che peserà per 14,4 miliardi, e l’acconto Tares appunto, che quest’anno, secondo una stima della Uil, costerà 305 euro medi contro i 218 euro medi pagati per l’Imu nel 2012 per lo stesso appartamento.

A conti fatti, non c’è da stupirsi dunque se, nei prossimi giorni e in assenza di un immediato intervento sulla nuova imposta, le associazioni di categoria dovessero dar luogo ad una mobilitazione nazionale.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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