Imprenditoria giovanile: aumentano le aziende under 30

L’imprenditoria come àncora di salvezza per i giovani nella crisi del mercato del lavoro. In Italia cresce il numero di aziende aperte da giovani con meno di 30 anni. Ma ostacoli e difficoltà non mancano.

In un momento in cui sembra venire meno la possibilità del posto fisso anche per i giovani più preparati, in Italia cresce l’imprenditoria under 30.

Le iscrizioni della Camera di Commercio di Monza e Brianza parlano chiaro, un quarto delle richieste proviene da persone con meno di 30 anni, giovani che iniziano a studiare per divenire imprenditori o che scelgono la strada dell’imprenditoria per cercare di creare un futuro più solido per loro stessi, slegato dalle logiche dei contratti a tempo determinato.

Crisi e imprenditoria under 30

Certo, imprenditori non ci si improvvisa, e i fallimenti sono un fantasma che spaventa, a maggior ragione nella cultura italiana, che è portata a vedere nel fallimento un vero e proprio peso per la futura carriera dell’imprenditore, in contrasto con quella americana e quella europea.

Divenire imprenditori significa avere meno sicurezze e soprattutto significa dover rischiare pur di lavorare, come sanno bene i numerosi giovani che, soprattutto in in Lombardia, rappresentano una delle categorie maggiormente attive nell’apertura di un’attività e di una propria partita iva, ad oggi uno dei pochi modi per entrare nel mondo del lavoro.

Perché under 30? Presto detto, un mercato del lavoro che fatica ad assumere persone spesso con anni di formazione alle spalle riesce a fornire loro come sbocco la possibilità di competere in modo indipendente sul mercato, con il vantaggio che oggi grazie a Internet spesso le attività non si limitano al territorio locale o nazionale ma si espandono a tutto il mondo.

In fondo è relativamente semplice avviare un business anche senza grandi investimenti, almeno se parliamo di particolari settori come quello del commercio online: i giovani sono più inclini a sperimentare in questi settori e quello che in passato poteva essere vista come mancanza di esperienza, in molti contesti è un vantaggio rispetto a chi non riesce a cogliere determinati modelli di business. Non è un caso se i venture capitalist si trovano a finanziare quasi sempre giovani e giovanissimi imprenditori.

Più coraggio nelle regioni in difficoltà

Come si distribuisce la voglia di imprenditoria italiana? La cartina del nostro Paese mostra dei picchi nelle regioni del Meridione (Puglia e Calabria in primis), dove il numero di imprenditori sotto i 30 anni è in forte aumento.

In queste regioni aprire un’azienda rimane spesso la sola soluzione, a maggior ragione se questa ha come obiettivo proprio quello di espandersi all’estero o in altre regioni, e non limitarsi al mercato locale.

Partire in piccolo significa incontrare più ostacoli, tanto che ben il 64% delle nuove aperture è una ditta individuale, un chiaro segno di come questo comporti un più forte rischio di fallimento: l’apertura di una società di capitali ha costi altissimi nel nostro paese e spesso, pur se necessaria per dare importanza al business, è impossibile da realizzare nelle prime fasi di apertura, per via dei costi e della burocrazia associata.

Le possibilità offerte ai giovani under 30 non sono molte, il nostro Paese manca di programmi che favoriscano l’imprenditoria, e i settori della ricerca e dello sviluppo sarebbero i primi da portare all’interno delle nuove aziende, con adeguati finanziamenti.

Se si guarda infatti alla tipologia di attività che vengono aperte dai giovani, è utile anche capire perché vengono privilegiati alcuni settori piuttosto di altri: negli USA, per esempio, le nuove società che sviluppano tecnologia e prodotti innovativi richiedono finanziamenti per l’assunzione di talenti, per creare un reparto di sviluppo interno e per arrivare in pochi mesi ad avere fra le mani un prodotto pronto per essere commercializzato. Da noi tutto questo appare ancora lontano.

Gli iscritti totali alla Camera di Commercio negli ultimi anni sono diminuiti: si è passati da 270.000 a 220.000 titolari di imprese individuali, con forte ridimensionamento al Sud. Questo è ovviamente dato dai fallimenti così come da progetti poco strutturati. Ora che le nuove registrazioni sono in crescita è probabile che questo ciclo ricominci, con la nascita di attività che resistono e altre che immancabilmente devono chiudere i battenti per mancanza di vision, di strategia o più semplicemente per la mancanza di risorse e di credito.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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