Ripresa economica 2022: previsioni, cambiamenti e rischi

Camilla
  • Dott. in Scienze della Comunicazione
28/12/2021

Dopo il crollo del 2020 e il rimbalzo della crescita del 2021, come andrà l’economia nel 2022? Cosa dovremmo aspettarci? Un nuovo crollo o un miglioramento?

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Dopo il crollo economico del 2020 cosa accadrà nel 2022? Registreremo una crescita economica oppure una nuova depressione? Il 2022, dal punto di vista economico, si prospetta un anno pieno di incognite. Scopriamo perché.

La ripresa globale continua ma a rilento a causa delle continue varianti del virus che si stanno sviluppando, che portano delle conseguenti tensioni inflazionistiche, frizioni geopolitiche e strozzature della catena degli approvvigionamenti.

Le banche centrali sono messe alle strette dai continui aumenti dei prezzi al consumo. Secondo il Fondo monetario internazionale il Pil mondiale salirà del 4,9%, purtroppo però dietro a questi numeri persistono forti divergenze tra le varie aree geografiche considerate. Se nelle economie avanzate l’attività è prevista tornare al pre-Covid, già nella prima metà del 2022, nelle economie emergenti e in via di sviluppo sono destinate a rimanere in depressione, o almeno al di sotto della linea, fino al 2024.

Ripresa economica 2022: la situazione italiana

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In questo scenario sembrerebbe che l’Italia sia uno dei paesi che nel 2022 vivrà una ripresa economica. Il Pil salirà a 6,2% per poi rallentare, nell’anno successivo, al +4%. Questo balzo porterebbe l’economia nazionale a recuperare i livelli precedenti lo scoppio della pandemia.

L’inflazione: a che livelli è arrivata?

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La pandemia ha provocato un forte flusso di inflazione. Il prezzo delle materie prime è aumentato notevolmente e nel giro di soltanto un anno il costo petrolio è aumentato del 40%, quello del carbone è raddoppiato e il gas si è addirittura sestuplicato. Per questo la banca d’Italia ha stimato un notevole aumento del 2,8% del costo della vita nel prossimo anno, che si riabbasserà soltanto nel 2023.

Debito pubblico e privato in aumento

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La pandemia ha provocato anche un aumento notevole del debito. Debito sia delle imprese, che dei cittadini, ma soprattutto dei governi, intervenuti per evitare il crollo totale dell’economia. Il debito globale ha raggiunto, nel 2020, 226.000 miliardi di dollari, il livello più altro dopo la seconda guerra mondiale, che ha portato con se un balzo record del 28% al 256% del Pil. L’aumento del debito ha toccato soprattutto le economie più avanzate, nelle quali il rapporto con il Pil è arrivato fino al 124% dal 70% in cui si trovava nel 2007.

Il rapporto tra debito pubblico e Pil è salito dal 164% al 178% nello stesso periodo. Il debito pubblico conta, ad oggi, circa il 40% del debito totale, la quota più alta mai raggiunta dagli anni sessanta ad oggi. L’Fmi ha avvertito:

“La crescita del debito amplifica le vulnerabilità, specialmente se le condizioni di finanziamento dovessero restringersi”

Sarà quindi necessario raggiungere un nuovo equilibrio tra sostegno e crescita per evitare di avere bilanci a rischio. 

Patto di stabilità: cosa sarà revisionato?

Si è innescata una discussione sul patto di stabilità europeo, sembrerebbero infatti previste delle revisioni. Il Covid ha portato con sé la sospensione di alcune regole del patto, nello specifico quella che fissa al 3% il rapporto tra debito e Pil. Per questo la commissione europea ha avviato ad ottobre una consultazione pubblica riguardo la revisione del patto stesso, e si è impegnata a fornire le linee guida agli Stati, nel primo trimestre del 2022, con lo scopo di ridisegnare i bilanci in tempo per il rinnovo del Patto, previsto per il 2023.

Alcuni paesi chiedono maggiore flessibilità per la riduzione della spesa, soprattutto per quel che concerne la lotta al cambiamento climatico, la quale richiederà molti investimenti. Alcuni richiedono di escludere gli investimenti green dal calcolo del deficit. Questa questione però divide i paesi Nord e Sud, perché i primi hanno paura di dover pagare i presunti eccessi dei paesi meridionali e temono l’austerità. Ma c’è anche da dire che la crisi legata alla pandemia ha colpito perlopiù i Paesi del Sud come Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, enfatizzando squilibri economici già molto forti all’interno dell’Unione.

Materie prime: perché sono in carenza?

Con la pandemia le materie prime scarseggiano notevolmente. Questa mancanza ha gravato, per tutto il 2021, sulla produzione manifatturiera, indebolendo chiaramente le prospettive economiche sul breve periodo. Anche se la durata dei vincoli è incerta, è sicuro che ancora per alcuni mesi continuerà così e soltanto nel 2022 inoltrato le materie prime saranno maggiormente disponibili.

Pnrr: gli effetti sull’economia italiana

Il 2022 per l’Italia sarà l’anno dell’inizio del Pnrr, il Programma nazionale di ripresa e resilienza, finanziato con i fondi europei. Questa spinta economica per l’economia italiana vale 235,1 miliardi di euro tra 2021 e 2026.

Chiaramente per il nostro paese risulta essere una straordinaria opportunità per far ripartire e ridisegnare l’economia del paese. Secondo la Banca d’Italia, le misure introdotte quest’anno e inserite anche nella legge di Bilancio del 2022 avranno effetti positivi per la nostra economia: le previsioni sanciscono un’innalzamento del Pil di circa 5 punti percentuali dal 2021 al 2024.